Rivista di divulgazione turistica ed enogastronomica a cura di Alberto Zanichelli

VIAGGIO IN SPAGNA (prima parte)

 


Vorrei parlare di una mia esperienza turistico-gastronomica che io e mia moglie abbiamo fatto in un nostro recente viaggio in Spagna. Fin dalla sera del nostro arrivo, abbiamo potuto conoscere e sperimentare alcune specialità spagnole. Intanto va detto che in Spagna i pasti principali si consumano di regola ben più tardi che da noi. Il nostro aereo è quindi atterrato all’aeroporto di Madrid-Barajas giusto in tempo per la cena.

Ci siamo quindi imbattuti in un pasto con ben quattro piatti diversi della cucina spagnola: ensaladilla rusa, croquetes, tortillas e calamares. La prima è praticamente la nostra insalata russa, un composto di verdure e maionese, a cui però viene aggiunto il tonno. È servito come antipasto, ma lo si può tranquillamente utilizzare anche come contorno. Le croquetes sono dei piccoli cilindri, ricavati da un impasto di latte, farina, prosciutto, uova e pan grattato, fritti poi nell’olio e serviti ancora caldi. È da considerare uno street-food, come anche i calamares, in tutto e per tutto simili ai nostri calamari, che da noi generalmente fanno mostra di sé nelle fritture miste di pesce, mentre in Spagna possono costituire un piatto a sé stante. Infine, la tortilla. C’è chi dice che è semplicemente un’omelette o una frittata. Certamente le uova sono il principale ingrediente, ma a queste vengono aggiunte patate e cipolle e la consistenza risulta essere più spessa e più soffice.

Il giorno seguente, il programma prevede una prima visita a Madrid, città, ricca di monumenti e di storia. Un piccolo rammarico è quello di non poter visitare lo stadio Bernabeu, appena restaurato. In quello stadio l’Italia ha vinto il Mondiale 1982 e per un appassionato di calcio diventa quasi un pellegrinaggio. Il Real Madrid propone una visita guidata allo stadio, con visita al museo e agli spogliatoi, ma questo non è ancora possibile. Comunque arriviamo alla Puerta del Sol, uno dei punti turistici più importanti. È una grande piazza che costituisce il KM. 0 delle cinque arterie stradali più importanti di Spagna, come ci illustra una mattonella sul marciapiede davanti al Palazzo delle Poste. Questo palazzo è sovrastato da una torre campanaria che suona i dodici rintocchi della Mezzanotte di San Silvestro. La tradizione dice che a ciascun rintocco bisogna ingoiare un acino d’uva, cosa alquanto difficile. Di fronte al Palazzo delle Poste, si trova la statua equestre del re Carlo III di Borbone che è stato anche Duca di Parma e Piacenza e Re di Napoli. A proposito di statue, nella parte iniziale della piazza si trova quella dell’Orso e del Corbezzolo (Oso y el Madroño) che è il simbolo della città di Madrid, riportato anche sulla bandiera della provincia madrilena. Su uno dei palazzi che racchiudono la piazza, si può vedere anche l’imponente pubblicità al neon del ‘Tio Pepe’, una famosa marca di cherry. La Puerta del Sol è stata utilizzata anche come mercato della verdura durante il XVI secolo.

Proseguendo la nostra passeggiata, iniziamo un giro gastronomico involontario. Infatti, ci imbattiamo in alcune specialità locali, conosciute in quell’occasione; pertanto, senza volerlo, facciamo del turismo enogastronomico, tema che mi è molto caro. Quello che segue vuole essere un piccolo suggerimento, se qualcuno capitasse da quelle parti. Per prima cosa siamo entrati in un museo. No, niente paura. Non è un luogo antico e polveroso, ma è il ‘Museo del Jamon’, cioè il Museo del Prosciutto che è un bar-ristorante. In quel locale, assaggiamo il prosciutto iberico e per chi conosce il Prosciutto di Parma e la sua dolcezza potrebbe essere un trauma. Io però mi sono sempre approcciato all’enogastronomia senza voler fare paragoni. Pertanto, ho apprezzato anche un prodotto diverso da quello che sono abituato a consumare. Il Jamon Iberico viene prodotto da carni di maiali allevati in Spagna e nutriti per lo più con mangimi a base di cereali e legumi, a cui si aggiungono le ghiande nel periodo dell’ingrasso che è fra i due e i quattro mesi, nel periodo novembre-marzo. Una variante è il Jamon Serrano, prodotto in montagna. Il gusto è più salato rispetto al nostro, ma tuttavia molto gradevole, soprattutto per uno spuntino con il favoloso pane che abbiamo sempre trovato. I prosciutti in questo museo fanno bella mostra di sé, specialmente nella saletta al primo piano, dove si servono i pasti, mentre per il nostro spuntino ci siamo accomodati in una saletta al piano rialzato. Come stuzzichino, in tutti i posti che abbiamo visitato ci hanno sempre portato un piattino di olive.
 

Usciti dal Museo del Jamon, entriamo in un altro museo, quello del Turròn, cioè il torrone. Molti pensano che il torrone sia una specialità solo italiana, ma non è così. È vero che quello di Cremona è molto più antico, ma esistono altri torroni come quello francese di Montélimar e appunto quello spagnolo che ha come sua zona di riferimento la provincia di Alicante. I torroni di questa provincia sono IGP e quindi hanno un loro disciplinare e una loro zona di produzione ben precisa. Entrati in negozio, veniamo accolti da un gentilissimo personale che ci propone un assaggio dei quattro tipi di torrone che si vendono lì. Sono molto diversi fra loro, sebbene vengano dalla stessa zona. Il Turròn de Jijona è a base di mandorle tostate e tritate e miele, il quale è l’ingrediente prevalente che rende il torrone di colore giallo. Il Turròn de Alicante è invece lavorato con mandorle intere leggermente tostate, miele e albume d’uovo e assume una colorazione chiara; è il tipo di torrone più simile al nostro. Quindi c’è il Turròn de Yema Tostada, vale a dire il torrone in cui si utilizza il tuorlo dell’uovo anziché l’albume. Dato questo ingrediente, il colore è un giallo scuro. Infine, abbiamo il torrone ricoperto di cioccolato, con la presenza ovviamente del cacao, in una misura non inferiore al 72%. Dopo aver assaggiato i vari tipi di torrone, optiamo per comprare una confezione di quello di Jijona, ma per non far torto a nessuno acquistiamo anche una confezione che contiene i quattro torroni.

Dunque, prima il salato poi il dolce, ma sull’abbrivio del torrone, continuiamo col dolce e così ci ritroviamo all’antica Chocolateria San Ginès, dove si possono gustare i Churros con cioccolata calda, specialità della casa. I churros sono un dolce fritto la cui preparazione è simile alle nostre frittelle, ma la cui forma è cilindrica con scanalature, ottenute con il becco del sac à poche. I churros si consumano intingendoli nella cioccolata calda a mo’ di biscotti. Il locale esiste dal 1894 e all’interno si respira quell’aria di fine Ottocento, attraverso i suoi arredi. La Chocolateria è molto conosciuta e alle mie spalle fa mostra di sè una foto di Maradona seduto a un tavolo del locale.

Il giro gastronomico non termina qui, ma prima diamo un po' di spazio al turismo tradizionale e parliamo di Plaza Mayor, successiva tappa della nostra passeggiata. È una grande piazza di forma rettangolare che ha nella Casa de la Panaderìa la sua attrazione principale (foto grande all'inizio dell'articolo). L’edificio prende il nome dal suo primo utilizzo, cioè quello di panetteria. Successivamente, in seguito anche a tre incendi, è stata utilizzata in vario modo e attualmente è sede dell’Ente per il turismo di Madrid. Inoltre, dopo il secondo incendio avvenuto nel 1672, la facciata del palazzo è stata decorata con dipinti di tema mitologico. Sul lato di fronte, si trova un altro palazzo storico; la Casa de la Carnicerìa. Come si può facilmente intuire dal nome, l’edificio era destinato alla conservazione e vendita delle carni. Lo stile è quello della Casa de la Panicerìa, ma senza le pitture. È stata utilizzata per vari scopi dal comune di Madrid fino al 2008, mentre oggi ospita abitazioni private. Al centro della piazza si trova la statua equestre del re Filippo III, iniziata dallo scultore fiammingo Giambologna e terminata da un suo allievo, il toscano Pietro Tacca. La Plaza Mayor ha avuto nel tempo vari utilizzi, purtroppo anche quello delle esecuzioni capitali, in particolar modo nel periodo dell’Inquisizione. Alla piazza si può accedere attraverso nove porte d’accesso. Una di queste porta al nostro prossimo punto di interesse: il Mercado San Miguel.

Si tratta di un mercato coperto, posto in una struttura di ferro, vagamente liberty, costruita nel 1916. È senza ombra di dubbio il punto enogastronomico più importante di Madrid. Pensate a qualcosa da mangiare o da bere, ebbene nel Mercado San Miguel sicuramente lo trovate. La varietà di cibi e bevande è impressionante ed è anche il punto ideale per gustare qualsiasi tipo di tapas. Le tapas sono di fatto degli spuntini, tipici della Spagna e proposte in qualsiasi locale. Nel mercato, ci sono attualmente 23 stand fissi, oltre a sei stand mobili; c’è solo l’imbarazzo della scelta. Naturalmente ci fermiamo anche noi per qualche assaggio, visto che dobbiamo pareggiare il conto fra dolce e salato. Assaggiamo così varie tapas a base di baccalà.

Una volta soddisfatte definitivamente le nostre esigenze alimentari, continuiamo la nostra passeggiata alla volta della Cattedrale dell’Almudena. La chiesa è diventata la cattedrale di Madrid solo nel 1993, con la consacrazione da parte del papa Giovanni Paolo II. La sua costruzione però è iniziata nel 1883 e si è protratta, con diverse interruzioni e modifiche al progetto originale, fino alla sua consacrazione. Non stupisce quindi che l’esterno e l’interno siano in due stili diversi. L’esterno è in stile neoclassico che predilige l’utilizzo di forme che richiamano al mondo greco-romano come per esempio i colonnati, in questo caso in stile ionico, e le logge. La facciata principale guarda verso il Palazzo Reale ed è caratterizzata da una nicchia in cui si trova la statua della Vergine, contornata da altre quattro statue di santi spagnoli, Sant’Isidro, sua moglie Santa Maria de la Cabeza, Santa Teresa d’Avila e San Ferdinando, re di Castiglia e Leon. La facciata è completata ai lati da due campanili. L’attuale entrata è però nella facciata laterale sinistra. L’interno è in stile neogotico e si notano le forme allungate e appuntite verso l’alto, tipiche della tradizione delle cattedrali medievali. La pianta è a croce latina, con tre navate e il transetto. Nel braccio destro di quest’ultimo si trova l’altare della Vergine di Almudena, in posizione sopraelevata e raggiungibile tramite una rampa di scale. Al di sotto dell’altare si trova la tomba della regina Mercedes d’Orleans, per intercessione della quale si deve la cessione del terreno da parte della corona per la costruzione della chiesa. Da citare anche le vetrate che raffigurano vari episodi del Vangelo e il grande organo a canne, di costruzione tedesca, costruito nel 1999.


Questa prima giornata a Madrid volge al termine. Purtroppo, non possiamo visitare il Palazzo Reale a causa di una visita di stato in corso nell’orario d’apertura al pubblico. Ci dobbiamo accontentare di vedere la facciata e la guardia a cavallo posta ai due lati del cancello d’ingresso. Il Palazzo Reale non è più la residenza della famiglia reale, ma viene utilizzato solo per le cerimonie ufficiali. Nelle vicinanze si trova anche il Teatro Reale, davanti al quale ci soffermiamo per alcune foto. La giornata è terminata e ce la siamo fatta tutta a piedi. Siamo stanchi e a questo punto rientriamo alla nostra base; Madrid ci aspetta il giorno dopo con altre sorprese.


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