Rivista di divulgazione turistica ed enogastronomica a cura di Alberto Zanichelli

DAL PONENTE AL MONFERRATO


Provenienti dalla riviera di Ponente di cui abbiamo già parlato qui, ci siamo diretti in Piemonte, dove ci aspettava la seconda parte della nostra breve vacanza.



Si passa in autostrada vicino al punto in cui le Alpi incontrano gli Appennini, cioè al Colle di Cadibona. Sull’altro versante si rimane comunque in provincia di Savona fino al comune di Cairo Montenotte per poi entrare nel Monferrato e quindi in Piemonte, seguendo il corso della Bormida. La nostra meta finale è Ovada, ma per un impegno già preso abbiamo deviato verso Acqui Terme. La città in provincia di Alessandria è famosa per le acque sulfuree che in passato ne hanno fatto uno dei centri termali più rinomati. Il simbolo di Acqui Terme è la Bollente, una fonte di acqua calda che sgorga al centro del paese e che è una delle attrattive turistiche. Acqui è anche la città del Brachetto, un vino rosso molto pregiato, delicato al palato, con aromi di fragola. Voglio poi parlare di una specialità che si può definire tipica o addirittura unica. Mi riferisco alle Bollentine che pochi conoscono al di fuori di Acqui. Sono dei croissant il cui impasto è fatto utilizzando proprio l’acqua della Bollente debitamente filtrata e purificata. Si trovano solo in un bar ad Acqui  su Corso Bagni vicino al cavalcavia ferroviario e sono una vera rivelazione. Il pasticcere che ha avuto questa idea le farcisce al momento con varie creme come pistacchio, frutti di bosco, cioccolato bianco e altre. Se capitate da quelle parti non mancate di fare una colazione o una merenda con le Bollentine (vedere la foto per ulteriori indicazioni).  

Dopo circa mezz’ora di strada, abbiamo raggiunto la meta del nostro soggiorno: Ovada. In realtà il Bed & Breakfast in cui siamo stati ospitati è fuori dal centro città, ai confini col comune di Tagliolo Monferrato. Per questo non abbiamo approfondito la conoscenza del centro storico di Ovada. Siamo stati ospiti della Corte delle Grazie, una bellissima struttura di proprietà di una mia concittadina che ho avuto modo di intervistare ai tempi della pandemia. Abbiamo avuto a disposizione un appartamento arredato e accessoriato di tutto punto che ci ha fatto sembrare a casa nostra. Non sono solito fare pubblicità alle strutture in cui soggiorno, ma in questo caso dico che vale la pena provare. E non lo dico io perché conosco la proprietaria, ma lo dice Booking.com che le assegna un punteggio di 9.9. Per la cena il nostro obiettivo era uno solo: la farinata. È una torta salata bassa, fatta con farina di ceci, acqua, sale e olio extravergine d’oliva. La sua zona di produzione è molto vasta. Oltre al basso Piemonte, la farinata è diffusa in tutta la Liguria, fino oltre il confine francese, nonché in Toscana e cambia denominazione a seconda delle zone. La farinata è un prodotto P.A.T., cioè Prodotto Agroalimentare Tradizionale. Sono quei prodotti inclusi in un apposito elenco compilato e aggiornato dal Ministero delle Politiche Agricole che si cerca di salvaguardare, pur non avendo le qualità dei prodotti tipici come i D.O.P. o I.G.P., ma che hanno comunque una loro tradizione e una loro diffusione importante che non si vuole perdere. E visto che parliamo del Monferrato possiamo parlare anche di vino. La stessa proprietaria del Borgo delle Grazie è anche produttrice del vino Cleto. È un rosso molto robusto a 14° adatto a carni, formaggi e pasta, consigliato quindi per pasti di una certa consistenza.








 

Il giorno successivo abbiamo programmato un’escursione comprendente la visita di alcuni castelli della zona. Il primo è quello di Tagliolo a due passi dal nostro alloggio. Si tratta di un castello medievale privato, visitabile solo su prenotazione a cui è abbinata una cantina con vendita diretta di vini. È circondato da un borgo, in parte adibito ad alloggio turistico. Proseguendo sulla via verso Gavi, nel comune di Lerma, si trova il castello Spinola, datato XV secolo. Arrivando infine a Gavi, si viene accolti da lontano dall’imponenza del forte. Situato su una rocca a strapiombo sulla città, è nato prima come castello, poi è stato trasformato dai genovesi in forte per scopi difensivi. Attualmente è utilizzato dal Ministero dei Beni Culturali per scopi museali.  



Esiste un modo di fare turismo che di solito non è il mio, ma stavolta ho voluto assecondare i consigli che mi erano stati dati a inizio giornata. Sto parlando del turismo dello shopping, che consiste nel visitare i villaggi outlet sparsi sul territorio nazionale. Nella zona in cui siamo c’è il grande outlet di Serravalle Scrivia, il più grande d’Italia e il primo in ordine di tempo. I villaggi outlet, almeno quelli che ho visto io, hanno tutti quanti uno stile accattivante e d’altronde il loro scopo è quello di attirare potenziali clienti. All’entrata si trova una fontana a cui si abbevera un cavallo, di cui però c’è solo la testa. All’interno ci sono alcune piazzette con giochi d’acqua che attirano soprattutto i bambini. Un sovrappasso con scala mobile permette di passare in un’altra zona dell’outlet, posta al di là della statale. Qui ci siamo fermati un po' di tempo, facendo inevitabilmente alcuni acquisti, sebbene non siamo fanatici dello shopping. Da lì siamo tornati al Bed & Breakfast per goderci un po' anche la sua atmosfera, prima di pensare alla cena. Non abbiamo mangiato la farinata, ma ce ne siamo fatti fare una teglia per l’asporto e ce la siamo gustata al ritorno a casa. 

 


 

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